La ville de Rome, située au centre-ouest de la péninsule italienne a connu plus de vingt-huit siècles d’histoire depuis sa création en 753 av. J.-C. Reconnue pour son histoire antique, autant que contemporaine elle est souvent surnommée la « Ville éternelle ». Cette appellation, provenant du latin urbs aeterna démontre son influence, sa pérennité ainsi que sa grandeur. Elle demeure immortelle grâce à ses vestiges, son plan urbain, ou ses œuvres de l’Antiquité. Son histoire, ses institutions, sa culture participent également à l’idée que Rome est une ville éternelle. Nous observerons de quelles manières la ville de Rome a influencé les spécialistes de l’image antique. La ville de Rome est emblématique dans la formation des chercheurs en histoire, histoire de l’art et archéologie. Les diverses écoles, comme l’École française de Rome, font partie du parcours traditionnel de ces derniers. C’est également au sein de cette ville que les interviewés ont pu se former à l’image. Parcourir une ville, qui possède des ruines antiques, ainsi que des œuvres majeures et capitales de l’humanité permettent aux chercheurs de se former, pour en proposer par la suite une étude. Enfin les spécialistes ont étudié les images romaines de diverses manières. Ces derniers ont ainsi étudié les images selon le contexte de création, la stylistique, ou encore les phénomènes d’acculturation.
L’enquête intitulée Pratiques de l’image antique a permis aux chercheurs de s’exprimer sur l’iconographie antique. Parmi les questions, la formation (les traditions académiques, les traditions nationales) des spécialistes de l’image est abordée. Pour une partie, la ville de Rome a participé à leur formation.
« J'ai démarré chez les Jésuites qui aimaient bien les images ! Ensuite, Louis le Grand, Normale, agrégation de lettres classiques, École de Rome et après j'ai été en poste à Bordeaux, en latin, à Dijon, en histoire et archéologie antique et à Paris IV, en archéologie et histoire de l'art de Rome. D'autre part, je donne un cours rue d'Ulm depuis 1984 sur l'art romain. » 1.1.1.
« Ho fatto l'università a Bari e la specializzazione a Roma. Nella specializzazione a Roma ho incontrato Bianchi Bandinelli, che era l'archeologo ante. Tant'è vero che io ricordo, si faceva un concorso per avere la borsa di studio alla scuola di archeologia di Roma, che era l'unica credo. C'era un posto solo, e io che venivo dal sud... Cioè mentre già chi stava a Roma aveva gli stessi insegnanti, e poi lì era comunque più su, e mi ricordo che io mi sono presentata lo stesso e che, ed è lì che ho conosciuto Bianchi Bandinelli. Prima non lo conoscevo e è rimasto colpito dal tema mio. Indovina chi ha vinto poi ? Ha vinto Giovanni Colonna che ovviamente era uno che da bambino aveva già scritto articoli sugli etruschi. Ma era rimasto colpito dal tema mio che era sull'arco, sull'arco a Roma e altrove ». 1.1.1.
Angela Pontrandolfo
"Ho fatto l'università, lettere, e mi sono laureata però in archeologia perché in Italia è così. Poi ho fatto la specializzazione a Roma in archeologia, e ho fatto il concorso di professore". 1.1.1.
Irene Bragantini
“Mi sono iscritta all'università per fare storia dell'arte, lungo tutto l'arco cronologico, non soltanto sull'antico, avendo avuto al liceo una professoressa di storia dell'arte particolarmente importante. Arrivata all'università e avendo incontrato Ida Baldassare, il percorso si è poi precisato sull'antico.Ida insegnava a Roma, ed erano più o meno gli anni intorno al '68 in cui io tra l'altro stavo lavorando e Ida aveva iniziato questo seminario alla necropoli dell'Isola Sacra. Mi sono iscritta per fare un percorso di arti figurative generale che contemplasse anche il medievale e il moderno. Poi si è precisato, per delle circostanze molto casuali, un interesse sull'antico. Ida aveva pensato che lo studio della necropoli dell'Isola Sacra, con gli aspetti architettonici che la necropoli poteva offrire, potesse essere un bell'esempio di uno studio più concreto che rispondesse ai problemi che si agitavano”. 1.1.1.
"[...]verso un percorso storico-artistico è stata molto favorita da questa esperienza dei tre anni del liceo classico in cui la nostra insegnante di storia dell'arte, che era poi lei stessa una studiosa, insomma, non era solo una professoressa, ha suscitato in un gruppo di persone, perché poi un'altra mia collega ha fatto la storica dell'arte medievale, un'altra si occupava di arte moderna, cioè è stata una persona abbastanza importante nella nostra formazione [...] A Roma, in uno dei vecchi licei di Roma e che ha, favorito questo interesse. Quindi, io credo che, appunto, a lei, se io devo scegliere una persona, è la professoressa del liceo che ha prima di tutto, appunto, suscitato questo interesse e soprattutto, che mi pare la cosa più importante, che mi ha fatto capire che non erano tutte parole, insomma, ma che era un modo molto approfondito di avvicinarsi e di indagare una realtà”. 1.1.2.
Paolo Moreno
“La mia formazione universitaria è avvenuta in tre luoghi diversi perché ho iniziato a studiare all'università di Bari, facoltà di lettere, e mi sono laureato in archeologia cristiana. Poi, immediatamente dopo ho seguito Ranuccio Bianchi Bandinelli alla Scuola Nazionale di Perfezionamento in Roma, che dura tre anni, però l'ultimo anno, che appunto è la terza fase, ho vinto la borsa di studio per Atene e quindi ho seguito Doro Levi. Ecco, queste tre stutture, diciamo, accademiche di studio sono state i miei luoghi di formazione”. 1.1.1.
Pour la plupart des spécialistes de l’image, apprendre à regarder les images demeure nécessaire pour leur compréhension. De fait, nombreux de ces derniers sont allés directement sur place pour découvrir les œuvres. Certains ont alors eu l’occasion de partir à Rome dans le cadre de leur formation.
John North
« I started research with absolutely no training and then went to Rome for a certain time and spent quite a lot of time in museums and looking at things and reading in the library at the British School there, and I suppose that that’s the first time that I started looking at images at all or thinking that they had any great relevance to what I was planning to do, or were something that I would know how to cope with at all. So, up to that stage, I had no training at all and no training at the British School at Rome either. My supervisor, who was Stephan Weinstock […] He wasvery concerned with images, not really with their interpretation in any sophisticated way I suppose, but he certainly had a very full sense that you had to deal with them and you had to talk about them, though that of course wasn’t his training either. He used to say, “You must deal with these things, you’ve got to take this on, and it isn’t really difficult. It’s not difficult, it doesn’t require any special knowledge or skill, you’ve just got to look and think and you’ll be able to cope with this sort of thing, and it’s very rewarding in the end.” And he took me around various things in Rome, including the Esposizione, the EUR Museum, looking at monuments – well the plaster casts of monuments – and so on, and talking about…I suppose you could say that that was training but it was pretty casual sort of training ». 1.1.1.
Irene Bragantini
“Zanker è uno che andava a sentire Bianchi Bandinelli. Vedi che gli ambienti culturali sono fondamentali, cioè gli ambienti in cui uno si forma effettivamente [...] Roma è stata un centro importante. Io certo non mi ero mai accorta. Quello che posso dire a posteriori, è che sono convinta che tutto questo ha giocato moltissimo e che ha giocato proprio nella naturalezza in cui in fondo tutto questo veniva appunto trasmesso ». 3.4.2.
Paolo Moreno
“Sì sono consumatore di pittura e scultura, l'ho detto, attraverso le mostre. Le mostre, ovviamente, quelle importanti di Roma e quelle che posso vedere altrove. Un fatto che risale alla fase formativa, è che la mia prima attività didattica è stata a Roma, alla facoltà di magistero della Sapienza dov'ero collegato, e poi incorporato quando nacquero i dipartimenti, in un dipartimento misto di archeologia e storia dell'arte. E allora con i colleghi della mia stessa età, siccome c'era la prevalenza di storici dell'arte e che per un certo tempo ero stato l'unico archeologo di tutto lo staff, andavo al seguito loro a vedere le mostre, non solo in quel caso quelle importanti, ma anche le gallerie d'arte di Roma. E questo è stato prezioso. Quindi, anche negli approcci con l'arte contemporanea, e soprattutto la comprensione di certe chiavi per cui l'arte contemporanea mi è sempre stata normale, mentre vedo, invece, che molte persone, anche colte, non hanno mai fatto un passo per capirla”. 1.2.3.
Les spécialistes ont étudié les images romaines selon différentes méthodes pour comprendre, interpréter et lire ces images. Certains, comme Irene Bragantini, ou Gilles Sauron ont étudié les images romaines selon leur contexte d’origine, afin d’en donner une lecture. Irene Bragantini s’est également intéressée à l’étude stylistique des images romaines. Enfin, Pascale Linant de Bellefonds a étudié les interactions entre les images grecques et les images romaines, afin de comprendre les phénomènes d’acculturation.
Irene Bragantini
« Cerco di tenerne conto a seconda degli oggetti che ho davanti. Parliamo di rilievo, parliamo di pittura, nell'analisi dell'arte romana il criterio stilistico mi pare fondamentale, assolutamente fondamentale, perché precisa in maniera molto concreta il senso dell'immagine. Quindi, ne tengo conto nei limiti in cui sono, diciamo, capace di farlo e credo che forse non in tutti i materiali il linguaggio stilistico ha la stessa valenza e la stessa importanza e lo stesso uso ». 3.1.3.
« In base ai contesti di provenienza, sì, assolutamente, non in base all'immagine, alla cronologia e ai contesti. Non assolutamente, cioè naturalmente questa risposta è molto influenzata da quello che io faccio no? per cui, siccome io mi occupo di pittura romana, per me è molto più importante nel creare il corpus inserirlo all'interno del contesto dipinto piuttosto ». 3.2.2.
« L’analyse d’une image unique pose des problèmes de l'interprétation de son contenu. C’est-à-dire qu’il y a deux types d’image unique. Il y a des images uniques qui sont inscrites, ce qui est généralement le cas dans l’iconographie grecque, dans lequel elles ne posent pas trop de problème ; elles peuvent poser des problèmes d’interprétation mais pas d’identification des personnages. Mais dans un contexte romain, généralement, l’image unique étant muette, elle pose un gros problème d’interprétation ». 2.4.3
« L’interprétation est un problème extrêmement compliqué. Beaucoup de gens croient interpréter mais ils n'interprètent pas, ils se contentent de faire même pas des hypothèses, de simples propositions, pour établir par exemple une logique entre des images [...] Quand on faisait une image dans l’antiquité grecque ou romaine, c’était généralement pour exprimer une idée simple. On ne mettait pas en image les arguties du néo-platonisme. Mais plus c’est simple, plus c’est difficile à trouver ! Parce qu’il faut vraiment faire un effort pour retrouver l’idée essentielle qui a présidé à la composition. Il ne s’agit pas simplement de lancer des rapprochements. […]Oui, on peut appeler ça une méthode. Mais pour moi, devant une œuvre d'art romaine, le seul point de vue qui m’intéresse est celui de l’auteur de la commande, ce qui m’oblige à essayer d’entrer dans la peau de l'observateur antique. Disons de celui qui a commandé l'œuvre ou de ceux qui la regardaient. On peut appeler ça une méthode ». 4.3.
« Je consacrerai une grande partie sur les textes où on voit comment les Romains ou les Grecs de l'époque impériale voyaient une œuvre d'art. Ce qui est assez facile parce qu'on a beaucoup de descriptions. J'essaierais d'expliquer comment procèdent les auteurs d'ekphrasis, comment cela fonctionne et je donnerais des exemples. Je ferais un dialogue entre les textes et les images pour montrer comment étaient regardées ces images ». 4.4
Pascale Linant de Bellefonds
« Ce qui m'intéresse le plus se sont les phénomènes d'acculturation. Très longtemps l'art grec classique ne m'a pas passionnée et très vite j'ai aimé les périodes de transitions, de conflits, d'échanges. C'est pour cela que j'ai beaucoup travaillé au Proche-Orient. J'ai tourné autour de la Grèce et j'ai fait ma thèse au Liban sur des objets importés de Grèce à l'époque romaine. J'aime ces interactions et c'est cela qui m'intéresse ». 1.2.